SCENA MUTA PER OPERE SOLE

MOSTRA ANTOLOGICA

DI LUIGI MEROLA

Museo d’Arte Contemporanea Ugo Carà

Muggia, Trieste

Inaugurazione 3 maggio 2013 ore 18.30

 

 

Lo scrittore Eugène Ionesco affermava che un’opera d’arte è soprattutto un’avventura della mente e Luigi Merola interpreta benissimo questa avventura lasciando che la sua curiosità, fantasia e manualità trasformi oggetti in disuso in opere d’arte.

“Scena muta per opere sole”, mostra curata da Elena Cantori, conduce il visitatore in un percorso decennale di creazione dell’artista dove lo stesso ha il coraggio di mettere a nudo la sua anima e l’evolversi della sua creatività.

L’inizio del suo percorso artistico è mosso dalla passione per l’arte e dagli oggetti del fare quotidiano e del passato, prevalentemente scovati nei mercatini, che piano piano  trasforma in opere d’arte ed installazioni uniche nel loro genere. Scatole di scarpe che grazie all’uso di un’intensa cromia di grigi e rossi mischiati con il bianco diventano un ipotetico orizzonte  oppure delle vecchie forme di scarpe che prendono vita grazie ad un arcobaleno di fili colorati da cui sono avvolte o ancora delle vecchie lamiere o delle putrelle ruggini dal tempo che diventano curiosi totem grazie all’inserto di micro scatole colorate con il suo rosso prediletto…solo per citarne alcune. La sua arte negli anni continua incessante senza legami con tendenze, mode o correnti artistiche anche se qualche richiamo all’arte povera e alla recycle art diventa sempre più evidente nel suo progredire artistico.

Passo successivo del suo percorso diventa la lavorazione della carta e del piombo. Inizia a riciclare la carta lavorandola in modo grezzo con la tecnica della cartapesta che unitamente a delle lastre di piombo imbrunite e battute ecco, che per incanto, si trasforma in sculture che richiamano i vecchi libri d’epoca lasciati distrattamente negli scaffali più alti delle librerie.

La mostra dello scorso anno invece determina una svolta creativa e non a caso il suo titolo era “punto e a capo”. Infatti Luigi Merola abbandona parzialmente la rigenerazione degli oggetti per passare alla modellazione della creta e ad un figurativo di gusto astratto.  Crea infatti per questa occasione una serie di volti in creta che ricordano le maschere della drammaturgia greca. Volti, assemblati su lastre di recupero industriale, incolore e inespressivi, ma alcune con labbra semi aperte o messe in risalto dal solito colore rosso quasi ad accentuare la difficoltà di comunicazione che sempre più attanaglia la nostra società.

Il passo che lo porterà verso il domani sarà nascosto in mezzo alle opere predilette esposte in questa mostra e sarà l’avventura della mente di ciascun visitatore a scovare il cammino futuro di un’artista assolutamente fuori dagli schemi.

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