Marina Marcolini

nasce nel 1949 a Carpenedolo (BS), ma vive e opera da anni a Desenzano del Garda (BS).

La pittrice si definisce autodidatta, ma la sua formazione avviene presso l’Accademia delle belle arti Cignaroli di Verona dove apprende l’arte figurativa classica anche se una delle maggiori qualità della Marcolini quella di non essere fedele ad uno stile perché non si può restare in nessun dove.

L’artista ha esplorato diversi linguaggi pittorici passando dall’arte povera, realizzata in un paese povero ma ricco di suggestioni come l’Africa, attraverso l’utilizzo delle carte stagnole, del catrame e del cemento, per arrivare all’iperrealismo subito superato nel lirismo della memoria di antichi panneggi e nell’erotismo della carnosità delle pieghe delle macro-verdure, agli intensi e silenziosi ritratti di donne africane, alla malinconia romantica dei notturni, dove la scomparsa dell’uomo lascia posto alla vegetazione e agli animali che si rimpossessano della terra, alle ultime ironiche e a volte dissacranti opere di rivisitazione dei grandi capolavori.


Marina Marcolini:

She was born in 1949 in Carpenedolo (BS), but she has been living and working for years in Desenzano del Garda (BS). She describes herself as a self-taught painter, even having trained at the Academy of Fine Arts Cignaroli in Verona where she learned classical figurative art. One of the major qualities of Marina Marcolini is that of not being faithful to one style because she says that you cannot remain in one place.

The artist has explored various art languages such as poor art, made in a poor but suggestively rich country, like Africa. Through the use of silver foils, tar and cement, she reaches hyperrealism and lyricism and the memory of the ancient canvas. Creating moreover a sense of eroticism in the fleshiness of the macro-vegetable folds, or creating silent and intense portraits of African women or a romantic melancholy of the night, where human’s disappearance has allowed vegetation and animals to repossess the earth. Her last works retell great masterpieces in an ironic and sometimes irreverent way.